25 Febbraio 2025
Il CPP comincia alle ore 21 del 25/02/2025
Si legge il Vangelo Mc 9,30-37.
Il parroco presenta le tematiche dell’incontro, la corresponsabilità e la formazione.
Ribadisce i compiti degli organismi parrocchiali:
1) il consiglio pastorale non è l’organismo del fare, è soltanto un organismo di discernimento, che deve capire la direzione della parrocchia, decidendo obiettivi e i punti da trattare.
2) La commissione pastorale invece, è costituita da tutti quanti i responsabili delle comunità, tutti i responsabili delle attività. Questi svolgono la parte operativa delle decisioni prese dal Consiglio Pastorale.
3) Il consiglio affari economici, importante come il consiglio pastorale, è quello che si occupa delle decisioni dell’andamento di governo economico della parrocchia, insieme al parroco.
Si ribadisce l’importanza della partecipazione alle riunioni del CP. Oltre le tre assenze, non si ha più il diritto di far parte del consiglio, e occorre riaprire una votazione.
Ricorda che gli ambiti devono incontrarsi al loro interno.
Analogamente a quanto ascoltato nel Vangelo letto all’inizio dell’incontro, anche i due cardinali che abbiamo ospitato recentemente, ci hanno lasciato come valore su cui riflettere “la formazione”. In parrocchia se ne fac tanta e su più livelli, da quella liturgica a quella sulla parola e quella spirituale.
Di questo ambito si discuterà principalmente nel prossimo incontro, in questo ci si focalizzerà sulla corresponsabilità.
Gesù, nel vangelo letto, cerca di portare i discepoli ad un rapporto con lui e con la gente. Non li sottovaluta; gli apostoli non sono dei collaboratori di Gesù, tanto che li manda in missione a fare quello che Gesù faceva. Ecco perché lui pretende di dire “Di che cosa state discutendo per la strada?” È preoccupato per questo e fa come un consiglio pastorale con loro, cui chiede fondamentalmente di “co-approcciarsi” alla verità del Vangelo, cioè chi vuole essere primo si senta l’ultimo. L’umiltà, la realtà del Vangelo è che di fatto ci si fa servi del prossimo.
il servizio che noi facciamo, non si riferisce al portare avanti le proprie idee. Siamo tutti quanti chiamati a portare un servizio alla verità. Qui siamo a servire la verità e a dirci la verità così com’è.
Corresponsabilità, secondo quello che ci disse don Baldo Reina: “La parrocchia, proprio perché è di tutti, esprime una vitalità e fa sentire una responsabilità che è condivisa ormai da alcuni anni e anche la Chiesa italiana, sta cercando di farci comprendere la differenza tra collaborazione e corresponsabilità. Collaborazione è: io arrivo in parrocchia, faccio un pezzettino e me ne vado. Corresponsabilità è: che io ho la responsabilità non solo di quello che sto facendo, ma questa responsabilità la condivido con gli altri.” (Il discorso completo si trova all’indirizzo https://www.santommasoapostolo.org/2024/11/18/incontro-del-card-vicario-baldo-reina-col-consiglio-pastorale-parrocchiale-24-10-2024/)
Il parroco pone queste domande:
CORRESPONSABILITA’
- Dalla collaborazione alla corresponsabilità, un passaggio critico sia su grande livello (per ognuno la chiesa è il proprio gruppo), sia su ciò che è più concreto – non meno importante – ad esempio accompagnatori delle benedizioni, volontari per la festa parrocchiale, etc …
- Che cosa non contribuisce a non fare questo passaggio dalla collaborazione alla corresponsabilità?
FORMAZIONE
- Ci sono momenti di formazione liturgica, spirituale sulla parola di Dio, ma restano relativi: non fanno legge, perché?
- Come formare a “formare” discepoli?
- Serve una formazione comunitaria fondamentale per dirsi parrocchia, a questo punto, sulla corresponsabilità?
Spesso un gruppo, una comunità dice “Noi siamo la chiesa”. Invece la verità è che da soli non siamo la chiesa, ma la costituiamo tutti noi, tutti insieme.
Quindi fondamentalmente sul grande livello c’è una mancanza di corresponsabilità. È un male diffuso in tutti i gruppi. La corresponsabilità ad alto livello è qualcosa di serio. Esempio: la formazione liturgica è stata richiesta dal precedente consiglio pastorale. Chi partecipa nell’ambito liturgico doveva partecipare a tutti quanti gli incontri di formazione. Chi c’era, doveva farsi portatore della notizia degli altri e comunicarla, per quello che è stato voluto dall’ambito liturgico e dal Consiglio Pastorale. Responsabilità dice: che l’incontro è del parroco, fa lui, ci pensa lui, no? Corresponsabilità invece è il fare, anche su altre cose molto più a basso livello, che sembrano meno importanti, ma non lo sono. Si cita l’esempio degli accompagnatori alle benedizioni delle case, dove hanno aderito in poche persone sinora.
Allora la corresponsabilità parte dalla compassione, nel senso che da cristiani ci accorgiamo che l’altro ha bisogno d’aiuto, anche se io non glielo chiedo, offro aiuto all’altro.
Si cita come esempio negativo la scarsità dei volontari di tutti i gruppi parrocchiali, e ricorda che se entriamo in chiesa solo per fare una preghiera, fare il nostro volontariato e poi basta, non stiamo agendo corresponsabilmente.
Pone a tutti i presenti questa domanda:
“Che cosa non contribuisce a non far fare il passaggio dalla collaborazione alla corresponsabilità? “
L’altro elemento sul quale dobbiamo riflettere è quello della formazione che, come diceva il card. De Donatis, è un po’ una lacuna.
Ci sono momenti di formazione liturgica spirituale sulla parola di Dio, ma restano relativi, cioè non fanno legge. Perché se il parroco fa una un incontro sulla liturgia, partecipano poi ci sono 10 persone? Non interessa? E’ stato richiesto: alcuni non hanno ricevuto notizia oppure l’hanno ricevuta, ma non gli importa?
L’altro problema è: “come formare discepoli”?
Noi siamo stati battezzati affinché possiamo salviamo le anime. Questo è un obiettivo. Quindi noi, dato che siamo dentro la Parola, siamo pronti a formare discepoli, formare i prossimi formatori che chiameranno altri discepoli. Come fare?
Il parroco chiede al Consiglio Pastorale se il primo incontro sulla formazione dovrà essere incentrato sul termine ecclesiologico della corresponsabilità?
Il Consiglio esprime le seguenti idee e proposte:
- Probabilmente la corresponsabilità ancora deve nascere come sentire comune e forse su questo potremmo fare degli incontri con i responsabili del consiglio pastorale, e parlare proprio di corresponsabilità, che cos’è. Perché poi si possa essere relatori verso i nostri gruppi
- Si nota un gap di base, in cui molte persone hanno difficoltà a capire proprio quale sia proprio la terminologia della corresponsabilità. Anche negli incontri diocesani, anche in tutta Roma si vede che è un problema anche di noi laici la modalità di vivere la corresponsabilità. Per questo appare necessario un minimo di formazione di base sulla corresponsabilità.
- Per le assenze agli incontri di formazione dovremmo avere il coraggio di fermare qualche collaboratore parrocchiale, catechista per ribadire il senso del nostro servizio prestato alla comunità.
- Per formare i discepoli si può pensare un percorso di con autoformazione, concordata col presbiterio e con chi abbia già esperienza di formatore.
- E’ difficile pensare alla corresponsabilità tra gruppi che magari non si conoscono quasi per nulla e non collaborano molto con loro, essendo abbastanza separati. Si può interagire meglio tramite qualche incontro con dei temi su cui dibattere, di prendersi cura dell’altro e con corsi di primo soccorso, anche sono state svolte diverse sessioni di questi corsi.
- È possibile puntare ad una piccola corresponsabilità tramite l’organizzazione di incontri gestiti dai gruppi giovanili, a favore dei gruppi più piccoli della catechesi e a servizio della parrocchia.
- Si pone il problema di chi legge i messaggi ma non risponde mai, che non si interessa. Siamo sommerso di messaggi di ogni genere in tutta la giornata. Per fronteggiare questo carico, si propone di selezionare i livelli di importanza. In un contesto parrocchiale, dove siamo destinatari di incarichi, occorre veicolare i messaggi e responsabilizzare i componenti dei gruppi a leggerli e sensibilizzarli alla partecipazione.
Don Stefano precisa che la corresponsabilità è anche indicare una sostituzione alla riunione cui non è possibile partecipare, per garantire comunque la partecipazione dell’ambito che devo rappresentare. Enfatizza che se il CPP è presieduto da un cardinale o dal Vescovo, si nota una maggiore presenza, mentre nell’ordinarietà degli incontri, non c’è la stessa sensibilità, e diventa spiazzante constatare diverse assenze.
- Si propone di usare un modo più formale di convocazione, sulla falsariga dei consigli delle riunioni della ODV. Si constata che purtroppo e spesso i messaggi, seppur tempestivamente veicolati, non vengono poi letti dai destinatari.
- Si evidenzia che non si comprende l’importanza della partecipazione al CPP. Per arrivare alla corresponsabilità prima bisogna essere responsabili, quindi capire quanto è importante la partecipazione a questo organo parrocchiale. Si è tutti adulti da capire cosa è importante e cosa non lo sia, e non è necessario che il responsabile rimarchi l’importanza dei messaggi che veicola, ma si deve spostare l’attenzione alla responsabilità di ciascuno.
- Si constata che occorre lavorare sulla corresponsabilità, perché è difficile e non siamo abituati a questo modo di operare per l’altro, ma al massimo a collaborare.
Occorre, più che la conoscenza dei singoli gruppi, il riflettere verso dove va la parrocchia.
- Ci sono delle priorità, occorre riflettere su quello che si fa partecipando ad un incontro parrocchiale. Lo facciamo esclusivamente puntando al proprio servizio particolare o si partecipa perché si crede veramente che ci sia una comunità dove tutti si possa?
- Si osserva che non siamo costretti a partecipare, se ci sono molte assenze agli incontri del CPP evidentemente c’è un problema.
- Non è ben chiara la differenza che può esserci tra una vocazione al servizio in cui si viene chiamati dal parroco e il volontariato, dove si dona il tempo che si ha a disposizione. Molto spesso ci si basa sempre sulle persone che fanno tanto e che suppliscono alle altrui indisponibilità, mentre ci sono persone che devono capire in che modo deve esercitare la loro corresponsabilità.
Don Stefano osserva come corresponsabilità e formazione sono i primi due temi che devono essere trattati negli ambiti. Ci sarà anche da vedere quello che non va più in parrocchia e dismetterlo. Il discorso riguarda l’alzare la guardia su alcune cose che vediamo che sono soltanto un peso e, conseguentemente, limitano l’evangelizzazione come dovrebbe essere.
- Il concetto di mancanza di corresponsabilità non riguarda solo le attività della parrocchia, è generale al livello della società, quindi già anche all’interno delle famiglie, dei quartieri, ma anche a livello singolo. Un lavoro di formazione ci deve essere, ma anche a livello parrocchiale si deve estendere il concetto di corresponsabilità. Se non ci si sente uniti già a livello della propria famiglia, come ci si può sentire uniti a livello parrocchiale, a livello di quartiere? Mancano i fondamentali, quindi non è solo un problema di questa parrocchia. Poi si chiede sempre alle persone disponibili di essere chiesa
- Ci deve essere un innamoramento di base per quello che si fa. Poi tutto viene di conseguenza.
Il parroco rimarca l’importanza di ascoltarci in questo modo assembleare Concorda con la mancanza di responsabilità, totale, ovunque. Noi come consiglio pastorale dobbiamo interrogarci come pensarla, senza poi restare nella teoria. E’ importante il riscontro in un incontro periodico con tutti i responsabili dei gruppi e delle comunità, perché con loro che si deve calare quello che si discute nel CPP. Non c’è fretta nel discernere, è giusto quindi incontrarci, scontrarci tranquillamente. Chiede al CPP di pensare se ci sia qualche relatore da poter invitare a parlare sulla corresponsabilità a livello antropologico, a livello alto e di comunicarlo a lui, al vice parroco o ai diaconi.
Il vice parroco osserva che il discorso della corresponsabilità parte dalla responsabilità. Noi siamo la Chiesa e la nostra fede non è mai per noi. Dobbiamo passare a questa conversione di fede. Il mio cammino di fede non è per me. La mia ora di preghiera, l’incontro che io faccio in parrocchia, la catechesi che faccio in parrocchia, il servizio che faccio in parrocchia, non è per me, ma è per qualcun altro. E questo è l’ambito proprio della corresponsabilità. Questa cosa si verifica anzitutto quando c’è un grande senso di appartenenza, cioè io so che sono parte di una realtà più grande. Condivide che sia necessario conoscersi perché la conoscenza è la base della comunione, cioè se io non conosco l’altro, non posso essere in comunione con lui. Propone di lavorare su dei momenti in cui conoscersi reciprocamente. Ricorda che i vescovi passati in parrocchia hanno sempre affermato che i preti passano la comunità resta. Si chiede quale sia la dipendenza dai sacerdoti da parte del popolo di Dio? La corresponsabilità si esercita anche nella scelta dei canti comunitaria da fare ai funerali, senza demandarla al sacerdote di turno, magari nella commissione liturgica. Occorre incontrarsi negli ambiti.
Don Stefano comunica alcuni appuntamenti.
Quaresima:
- dal 9/3/25 alle 11,30 al 16/3/25 si terrà l’esposizione della copia fotografica della Sindone in chiesa. Essa sarà un aiuto anche a pregare.
- giovedì 13/3/25 alle 18:30 si terrà un incontro comunitario in chiesa con la prof.ssa Marinelli sindonologa importantissima, da comunicare a tutti i gruppi.
- Domenica 30/3/25 alle 10 il cardinal De Donatis, penitenziere maggiore, verrà a parlarci della indulgenza plenaria e delle pene. La messa delle 10 sarà senza catechiste, per dargli la possibilità di partecipare all’incontro col penitenziere. I bambini saranno con i loro genitori.
Si pongono infine tre votazioni:
- Quanti pensano che si possa fare il ritiro di quaresima in chiesa aperto a tutta la parrocchia? 18 su 24 sono favorevoli, si approva.
- Siete d’accordo se costituire un comitato per questi gruppi di altre parrocchie che vogliono venire a pregare, specialmente ragazzi, davanti alla reliquia di Carlo Acutis? 23 su 24 sono favorevoli, si approva.
- Festa parrocchiale. Sì, o no? Si terrà dal 4 al 6 luglio 2025. 23 su 24 sono favorevoli, si approva.
Dopo la preghiera, il consiglio si chiude alle ore 22,30.
18 Novembre 2024
Consiglio Pastorale Parrocchiale incontra il Vicario Generale per la Diocesi di Roma: Mons. Baldo Reina

Ancora grazie per avermi invitato tramite don Stefano, ma soprattutto grazie per avermi accolto perché ho respirato da subito un clima di famiglia. Ci sono delle cose che si dicono, altre che si respirano, non si percepiscono, che sono nell’aria, quindi ho sentito da subito la vostra preghiera, il vostro affetto e davvero questo clima di famiglia al di là della mia persona, ecco, mi sembra, però ci metto davanti un verbo importante perché la conoscenza richiede parecchia frequentazione. Però mi sembra che la vostra è una comunità che cammina bene. Poi, comunità perfette le troveremo in paradiso, perché questo rassegniamoci come famiglie perfette, mariti perfetti, mogli perfette, le troveremo in paradiso. Finché siamo su questa terra, ecco, dobbiamo accontentarci di quello che siamo.
Però davvero arrivando Stefano e don Giorgio mi hanno fatto visitare un po’ i locali, mi hanno spiegato le attività che portate avanti e poi, nel celebrare l’eucaristia, ho avuto questa bella percezione di una comunità viva, di una comunità in cammino. Anche da un punto di vista storico mi sembra di capire che questo quartiere si è formato tutto sommato da poco, quindi diceva don Stefano, ci sono tante famiglie giovani, quindi l’età media è piuttosto bassa e questo davvero vi incoraggia. Qualche settimana fa sono andato in una parrocchia del centro; poverino, il parroco l’ha detto in tutte le messe, “sapete, viene il nuovo vicario”. A Messa erano 15 persone, e diciamo che l’età media oscillava tra i 92 e 97 anni. E mi è capitato quello che mi era capitato giù ad Agrigento. Si è avvicinata una vecchietta alla fine della messa ha detto “Ah, don Baldo che bell’omelia ha fatto”. Io ci stavo credendo, perché te lo dicono. E dice “peccato che sono sorda!”.
Allora, vi rubo solo qualche minuto perché immagino già avete avuto occasione di conoscere il piano pastorale di quest’anno. abbiamo presentato lo schema, proprio l’ossatura essenziale, a fine giugno, il 24 giugno in occasione della festa di San Giovanni, poi durante l’estate l’abbiamo rimpolpato un po’, l’abbiamo arricchito con il contributo degli uffici e di coloro che ci hanno lavorato e poi a fine settembre lo abbiamo presentato in ogni settore. Credo che il vostro si sia riunito al Divino Amore. Me l’ha raccontato don Dario. C’erano ancora anche alcuni laici dell’equipe pastorale Diocesana.
16 Gennaio 2023
Il CPP comincia alle ore 20:50 con la preghiera e la lettura di AT 8,26-40 (Filippo e l’Eunuco) ed un brano della catechesi del Papa del 13/01/2023.
Sono presenti, oltre al parroco ed al diacono, 11 rappresentanti dei vari gruppi.
Il parroco sintetizza i risultati del precedente CPP e dei tre cantieri di cui si tratterà nei gruppi durante questo anno pastorale.
Punti salienti:
- Non si parla di uniformare l’evangelizzazione. Occorre porsi, in ogni gruppo, la domanda su cosa vada, cosa non vada e cosa vi sia da rinnovare nel nostro modo di evangelizzare.
- Il Papa ha chiesto di avere un atteggiamento sinodale, di dialogare continuamente sia tra gli operatori pastorali che con coloro che non frequentano la parrocchia.
Segue la catechesi di don Stefano sul brano degli Atti, i cui punti focali sono i seguenti:
- Il brano si pone tra il martirio di S. Stefano ed il primo sinodo, dove si discuterà del dare il battesimo ai pagani.
- Bisogna evangelizzare in modo esodale, sia uscendo dal nostro gruppo di appartenenza che da noi stessi.
- Forse il covid ha portato ad una riscoperta della Chiesa; l’immagine che ne abbiamo è quella di un arcosoglio, sotto al quale passano moltissime persone, molte non si fermano, ma alcune sì ed hanno desiderio di partecipare alle attività parrocchiali.
- La strada deserta, dove l’angelo manda Filippo ad evangelizzare, è figura di strade mai battute da noi, nuove, dove nessuno è mai stato sinora e dove il Vangelo non è stato ancora annunciato.
- Il brano è fuori dagli schemi. Ci porta a spostare lo sguardo su persone che non pensiamo possano stare nella chiesa, scomunicata come l’eunuco, ma simpatizzante per il Dio di Israele.
- Filippo non poteva accostarsi ad uno scomunicato, ma addirittura sale sul suo stesso carro, per farsi vicino a lui nell’evangelizzazione. Nonostante questo atto sia contrario alla prassi ebraica, è interpretato come un farsi vicino con amore verso l’eunuco. Questo ci invita a fare un tratto di strada con chi ci viene posto davanti, chiunque sia e qualunque situazione personale possa avere.
- L’eunuco pensava che fosse lui il sofferente, invece è Gesù, come gli viene spiegato da Filippo, che gli annuncia il Kerygma.
- Il mondo adesso chiede di essere evangelizzato con amore. Siamo chiamati allora ad amare prima e poi ad evangelizzare. Questo doppio movimento richiede tempo per evangelizzare, coraggioper salire sul carro del prossimo.
- Alla fine, chiede di essere battezzato. Anche questa azione è fuori dagli schemi, perché anche Filippo si immerge con l’eunuco nel battesimo, ma in fondo lo fa nella sua realtà.
- L’evangelizzazione fa fare ad ognuno le proprie scelte. Una volta ricevuto l’annuncio, si può procedere per la nostra strada, senza chi ci abbia accompagnato sino a quel momento. È un insegnamento “educativo”.
Nel prossimo CPP parleremo dell’accompagnamento al lutto, terreno fertile di pastorale che deve essere avviato. Si parlerà anche della pastorale di ascolto della disabilità. Entrambe sono strutture d’amore che trovano il loro inizio nell’ascolto del prossimo.
DOMANDE (dal foglio con “Invocazione allo Spirito Santo”)
I gruppi risponderanno alle tre comande proposte, dopo la presentazione della catechesi. Occorre rispondere alle domande che il Papa ci pone, in modalità sinodale, in cui tutti i gruppi parlano e relazionano al CPP.
Domanda 1) “Vivo la mia fede sapendo che Dio, che ricevo dal Vangelo e dalla comunità, devo donarlo prontamente e non consecutivamente?”
SI è sempre pronti a dare all’altro quello che il Vangelo propone.
È un auspicio poter donare subito il Vangelo agli altri.
È un messaggio che trasforma profondamente la vita di chi lo riceve e che rende capaci di testimonianza negli ambiti di vita.
Sicuramente è difficile testimoniare l’amore di Cristo nel mondo del lavoro. Chi accoglie l’annuncio, rimane colpito dall’annuncio fatto con tenerezza, modalità che lo Spirito Santo ci suggerisce e che colpisce positivamente chi ci ascolta.
È importante donare il Vangelo che riceviamo, anche con un sorriso. Attraverso la trasformazione personale, si prova ad accompagnare verso Gesù le persone che sono lontane dalla chiesa e che sono bisognose di un annuncio di fede.
Quello che si riceve si deve prima meditare e poi trasmetterlo, deve essere consecutivo e non contemporaneo.
Le persone si fidano dei testimoni che incontrano.
Se sperimentiamo la presenza di Dio, lo possiamo testimoniare.
Sono testimone anche nel non reagire negativamente, per esempio, a situazioni critiche di vita in cui il resto del mondo avrebbe fatto una scelta opposta. Colpisce la testimonianza di come si comporta un cristiano in determinate circostanze di vita.
Vedere Dio nell’altro, nell’esempio di chi fa capire qualcosa di diverso rispetto a quello che pensano tutti gli altri.
Incontrare Dio nei poveri, che sono nella comunità, fa donare subito ciò che si è ricevuto.
L’essere meno frenetici nelle situazioni parrocchiali, permette di seguire meglio i tempi dell’ascolto della parola e del donare agli altri il Vangelo ricevuto.
Il Papa afferma che mentre si riceve la Parola di Dio, si può donare subito al prossimo.
Domanda 2) “Si vive la parrocchia sapendo e respirando l’aria che siamo tutti nello “stesso carro”?”
Risposte emerse nel CPP: Si, mi sento a casa quando sto nella chiesa, a messa.
Ni, perché non conosco tutti, aiuterebbe vivere dei momenti insieme.
Per vivere al meglio la parrocchia, occorre partecipare ai servizi, per conoscersi di più tra operatori pastorali e tra parrocchiani.
L’aria della parrocchia si vive più nei gruppi, di meno comunitariamente, perché i gruppi sono sempre presi nei loro programmi ed attività.
Si suggerisce di svolgere qualche attività o servizio meno settoriale, al fine di per conoscersi meglio.
Nella parrocchia si riesce ad entrare in sintonia con gli altri che anche non conosci.
Non mi sento nello stesso carro se non conosco la vita dell’altro per poter andare in croce per lui.
Si, si sente l’appartenenza alla parrocchia, ci si sente inseriti e ci si sente inseriti nel carro.
Domanda 3) ”Il gruppo, la comunità, il servizio in cui sono inserito/a: vive una missionarietà che sappia mettersi in gioco “sul carro” dell’imprevedibilità? Come vive l’annuncio missionario? L’amore è il veicolo della evangelizzazione oppure lo è il convincimento?”
Non rispondiamo subito, ci interroghiamo nei gruppi con le tre domande, nel prossimo CPP rispondiamo solo alla terza domanda. Ci si reincontrerà poi nei gruppi prima per rispondere alle domande pastorali, per poi riferire le conclusioni nel prossimo CPP.
Varie ed eventuali
Si terrà a Morlupo, dal 10/3 al 12/3, il ritiro quaresimale di tutti gli operatori pastorali.
Nel mese di maggio sarà organizzata una celebrazione eucaristica per i malati durante la s. Messa delle ore 18.
Si chiede se sia fattibile convocare un CPP straordinario per organizzare le celebrazioni liturgiche comunitarie più importanti.
Si verifica l’adesione alle “benedizioni senza fretta”, osservando che sono pervenute dai gruppi solo 9 adesioni per l’accompagnamento dei sacerdoti e del Diacono; le comunità neocatecumenali comunicano la disponibilità di ulteriori 22 persone disponibili nei vari giorni.
Il CPP termina alle ore 23 circa, con la preghiera di compieta.

5 Dicembre 2022
Verbale Consiglio Pastorale del 5/12/2022

Il CPP comincia alle ore 21 alla presenza del Vescovo, del presbiterio e di 25 parrocchiani, membri del CPP e dell’equipe pastorale.
Dopo la preghiera e la lettura del Vangelo di Marta e Maria (Lc 10,38-42), il Vescovo svolge la sua prolusione, indicando le aree di difficoltà che la Chiesa Italiana ha trovato come riflessione a livello nazionale, proposte a livello diocesano.
Una, in particolare, è quella dei giovani, i quali non si sentono compresi, e vogliono avere le risposte della Chiesa su molti temi che li riguardano.
Le tre aree alle sono quelle della strada(1), della casa(2) e del servizio(3).
1) A quest’area appartengono il mondo del lavoro, dei giovani, dei poveri (anche se già attenzionati attraverso le Caritas)
2) A quest’area afferiscono la dimensione casalinga e familiare. Gesù Cristo ha vissuto nelle case e lì anche predicava; la Chiesa deve avere questa dimensione familiare. Le case devono essere più chiesa e le chiese più casa.Occorre verificare se lo stile utilizzato in questo “cantiere”sia di accoglienza o meno. Ci si deve domandare come recuperare la dimensione di Chiesa, e nelle parrocchie, come decentramento nelle case.
3) Quest’area prende spunto dalla frase che Gesù dice a Marta, riguardo il richiamo per l’affanno per molte cose. Questariflessione deve orientare il nostro servizio, che deve puntare all’ambito della formazione. Spesso si guarda all’aspetto funzionale della Parrocchia, delle cose da fare, ma ci si dimentica della formazione, e della motivazione per cui si svolge un servizio parrocchiale.
Successivamente, viene letta la relazione di sintesi delle risposte pervenute dai gruppi alle quattro domande sui “cantieri sinodali”, che viene allegata al presente verbale (allegato 1).
Di seguito, alcune considerazioni del Vescovo, del presbiterio e dei partecipanti alla riunione.
• È un dato di fatto che l’infernetto sia sprovvisto di luoghi di aggregazione, ma ci sono “villaggi interi” che giungono dentro di noi.
• Viene riferito che riprenderanno le “Benedizioni senza fretta”, adottando la stessa modalità dell’ultima esperienza svolta, fermata per la pandemia. Dopo la visita nelle case, saràriportata nelle preghiere dei fedeli domenicali la voce del territorio, pregando per le persone che si incontrano durante la benedizione. Si ipotizza di coinvolgere negli incontri con le famiglie anche i ragazzi del post-cresima, che possono fare da collante coi ragazzi che incontreranno.
• Viene chiesto come entrare in relazione con le persone per le benedizioni e se il metodo usato sia efficace. La risposta è positiva, sia per l’esperienza maturata da tempo con le persone che accompagnano i consacrati, che dal lato della risposta delle famiglie stesse.
Il Vescovo chiede all’assemblea quale cantiere possa essere sviluppato per primo e, principalmente, in quest’anno, vista la ricchezza delle proposte pervenute e alla luce delle difficoltà nella realizzazione del primo.
• Senz’altro ci sono da capire le lacune e le esigenze del quartiere.
• Viene evidenziato che, tramite l’associazione happy Time, è iniziato un ascolto per le persone e genitori di figli con disabilità.
• Il cantiere primario da cui partire può essere invece quello della formazione, che comprende l’ascolto della Parola. Per cerchi concentrici si potrà poi cominciare a portare la Parola ed approcciare le persone che sono lontane dalla Chiesa.Anche la preghiera ha un ruolo importante in questo ascolto. Viene obiettato, di contro, che in parrocchia si proponga anche troppa formazione; forse può essere il caso di proporne solo una, ma focalizzata.
• SI osserva che i giovani d’oggi non si avvicinano alla fede, perché non vogliono rinunciare a nulla. Viene rimarcato da più parti che non sia possibile partire da tale modalità, senza spiegare preventivamente la bellezza della vita cristiana. La chiesa e Cristo annunciano l’amore; la scelta di un’eventualerinuncia sarà fatta in coscienza dal singolo, e quest’ultima non sarà intesa come un peso. I ragazzi vanno accolti, portati a capire cosa sia meglio per la loro vita. La vita dei ragazzi è peraltro disorientata da messaggi contrastanti che gli vengono dalla parrocchia e da casa; sta a noi proporre, con la nostra testimonianza, l’importanza della vita cristiana.
Il Vescovo propone di orientare gli sforzi delle comunità parrocchiali, per quest’anno, verso una “Formazione all’accoglienza”. Essa dovrà contenere l’attenzione alle famiglie. Quest’anno possiamo fermarci semplicemente sullo “stile”, sul “”cosa” ci permetta di essere più accoglienti verso le persone. Per marzo sarà richiesta una sintesi delle cose fatte, ma focalizzata sullo stile.
Si evidenzia che le persone hanno un desiderio, che gli viene suscitato dal Signore: sta a noi saper intercettare quale sia questo desiderio, anche con modalità non strutturate e non usuali, ma che ci permettano di ascoltare coloro che si avvicinano alla parrocchia.
Infine, viene osservato che da qualche anno esiste un cantiere che viene portato avanti per le cresime. C’è una vicinanza ai ragazzi dei sacerdoti, assistenti e catechisti, che sta potando a risultati di vicinanza. Questa modalità è la chiave di lettura molto valorizzata dal Vescovo, che ne riafferma l’importanza nel tessuto parrocchiale, vivendo in una fascia d’età di grande attenzione.
Si termina con la preghiera di Compieta e la benedizione del Vescovo alle ore 22.40 circa.
Il prossimo CPP è convocato per lunedì 16/01/2023 alle ore 20,30.
ALLEGATO________________________________________
PREMESSA
Nell’ambito del secondo anno del cammino sinodale della Diocesi di Roma, il Consiglio Pastorale del 07/11/2022 ha coinvolto tutti i gruppi, movimenti e comunità, presenti in parrocchia, nella discussione sulle tre domande scelte dal parroco come rappresentative della tematica dei “cantieri sinodali” e sulla domanda, posta dal Papa, relativa alla formazione liturgica.
La maggior parte dei gruppi ha risposto, segno che il tema ha suscitato un’ampia riflessione all’interno della comunità parrocchiale.
Questa sera presenteremo una sintesi delle risposte pervenute.
Il criterio di sintesi adottato è stato quello di presentare, in ordine, le indicazioni più frequenti e sentite all’interno delle varie realtà e, a scalare, quelle meno citate, espressione delle indicazioni pervenute dalle realtà parrocchiali.
Alcune proposte si ripeteranno, in quanto riferite a tematiche conseguenti o comuni.
1. Cantiere. Verso quali ambienti vitali possiamo allargare il raggio di azione del nostro ascolto?
• Prima di andare a cercare le persone fuori dalla parrocchia per cercare di coinvolgerle, dovremmo costruire ambienti e percorsi capaci di far restare nella chiesa le persone che già vi giungono per varie vie (battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, funerali, ecc.).
• Uno degli ambienti, verso i quali la maggior parte dei gruppi ha concordato l’urgenza di un contatto stabile e duraturo nel tempo, è quello delle famiglie dei ragazzi che si accostano ai sacramenti, specialmente della comunione e della cresima, definiti come un “Villaggio che arriva dentro la parrocchia”, per la quantità di iscrizioni che giungono da anni. Sicuramente l’ambiente sociale, formato principalmente da coppie giovani con figli in età scolare, porta ad una grande richiesta di poter ricevere i sacramenti dell’iniziazione.
• Quello che già esiste è senz’altro la fase di accoglienza, ben strutturata alle comunioni sin dal primo colloquio coi genitori, che si ripete alle cresime, con un contatto telefonico diretto verso le famiglie dei comunicati degli anni precedenti. I genitori che si sentono coinvolti sono quelli che hanno sete di amore, di aiuti concreti da noi che abbiamo ricevuto la “carezza di Dio” e ci impegniamo per portarla agli altri.
• Un punto d’attenzione, che è conseguenza di questo contatto, è il seguente: si dovrà rivolgere uno sforzo maggiore verso la comprensione del ruolo dei catechisti dell’iniziazione ed alla loro formazione. Essi sono chiamati ad essere “maestri di umanità”, e non solo dei meri accompagnatori settimanali nell’ora di incontro e nella messa domenicale. Per il loro ruolo, diventano a loro volta le prime persone affidabili a cui le famiglie si rivolgono, soprattutto nelle situazioni di difficoltà che vengono condivise. Questo compito, come è chiaro dal Concilio, è tipico della corresponsabilità dei laici, i quali sono la parte stabile della parrocchia.
• Le iniziative che possono essere intraprese per far sperimentare la bellezza della vita cristiana, specialmente nel passaggio dei figli dalla frequenza del catechismo al dopo catechismo, passano necessariamente per il coinvolgimento attivo delle famiglie, a partire dai servizi liturgici, (offertorio, letture, canti, gruppi di ascolto tematici coi sacerdoti o qualche catechista esperto, …) in modo che i genitori sentano progressivamente propria la corresponsabilità non solo nella liturgia ma anche, progressivamente, nel servizio alla chiesa.
• Per aiutare bambini e ragazzi a restare e crescere all’”ombra del campanile”, al di là del catechismo, si propone di creare un oratorio, proponendo attività ludiche e ricreative, con la possibilità di coinvolgere anche intere famiglie e persone anziane. Questo per dar modo di vivere momenti di incontro e convivialità che siano un antidoto alla solitudine, indifferenza e carenza di relazioni che si vive nel nostro quartiere, storicamente sprovvisto di spazi di aggregazione.
• Per poter raggiungere le persone che non vengono in chiesa, si propone di riprendere le benedizioni nelle case, attività già ben organizzata ed interrotta per la pandemia. L’approccio alle famiglie, congiunto del sacerdote assieme ad un laico, è ottimale per stringere relazioni che aiutino a riportare le persone a fidarsi della parrocchia e, successivamente, avvicinarvisi partecipando attivamente.
• Altro cantiere è l’accompagnamento al lutto e funerali dei fedeli che vivono questa situazione per un familiare. Sono meno visibili, perché vissuti privatamente, però bussano alla parrocchia in un momento difficile della fede. Il funerale parla direttamente a noi e mette in discussione la nostra vita. Una comunità, che accompagna nella fede queste persone, deve essere in grado di testimoniare la risurrezione, che è il cuore del messaggio evangelico.
• Si propone l’apertura di un centro di ascolto, che sia in grado di accogliere con competenza tutte quelle richieste di aiuto che provengono dal territorio parrocchiale che vadano oltre il bisogno materiale. Tale servizio può essere rivolto a persone di diverse età, genere e estrazione sociale, che chiedono di essere ascoltate per affrontare e superare le difficoltà che la vita mette loro dinanzi, specialmente nella solitudine, per perdite o malattia dei familiari, senso di smarrimento, assenza di punti di riferimento e valori, depressioni o paure. Appare necessaria una struttura adeguata ai bisogni espressi. Attualmente, dopo un primo momento di ascolto, solo poche persone continuano a tornare in parrocchia; a volte perché la relazione che si stabilisce non sempre è adeguata alle loro richieste, specialmente nei tempi. Per un centro di ascolto adeguato c’è senz’altro bisogno di disponibilità di tempo ed attenzione, senza affanni o agitazioni come indica Gesù a Marta o, come nell’incontro di Gesù con la samaritana, per aiutare a riscoprire, nell’annuncio del Vangelo, l’acqua viva che disseta per l’eternità.
• Si può istituire un servizio denominato “preghiamo insieme”, rivolto ad aiutare/guidare le persone nella preghiera. Può essere rivolto sia a chi voglia trovare costanza nel rapporto personale col Signore, sia per coloro che sporadicamente si accostano alla chiesa, coinvolgendoli in ogni caso in gruppi costituiti ad hoc per avvicinare alla preghiera tutti coloro che ne sentano la necessità.
• E’ stata segnalata da più parti la necessità di costituire dei gruppi di ascolto della parola, aperti a tutti, da tenersi in parrocchia o nelle case, coinvolgendo il vicinato. L’idea comune è quella di farli guidare da sacerdoti o, meglio, da laici preparati.
A questo fine, si potrebbe dividere preventivamente la parrocchia in zone e operare una dinamica di coinvolgimento in più fasi.
Una prima, con le benedizioni delle famiglie per zone.
Una seconda, coinvolgendo i destinatari delle benedizioni ed i loro vicini, organizzando dei centri d’ascolto nelle case, seguiti da catechisti o operatori pastorali.
Una terza, con una messa periodica nella zona.
• Aprirsi verso l’ambito delle coppie non sposate in chiesa, delle coppie separate, genitori soli, giovani vedovi. Questi genitori potrebbero essere coinvolti nel periodo in cui i figli sono impegnati nell’iniziazione cristiana, o anche per incontri tematici o collaborazione nei servizi che la Parrocchia rende disponibili, spirituali e materiali.
• Per l’ambito dell’ascolto si può pensare a gruppi di condivisione di esperienze di vita, che una guida esperta religiosa o laica potrebbe collegare alla Parola, facendo scoprire la gioia di stare insieme a pregare, parlare, piangere e ridere.
Altre proposte pervenute sono le seguenti:
• Entrare nelle scuole, per relazionarsi con i bambini e soprattutto con i ragazzi / giovani che vivono situazioni di disagio e di vuoto emotivo e spirituale. Spesso i genitori dimenticano di “guardare e parlare” con i figli. Questo anche per dare ai giovani una parola di speranza, perché hanno bisogno di parole di vita.
• Collaborazione con i Servizi Sociali territoriali, anche formandosi per la tutela dei minori.
• Coinvolgere gli amanti degli animali e/o gli sportivi del nostro quartiere.
• Le categorie dei ragazzi, dei giovani (18/20 anni) per consegnare loro una parola di speranza e di vita, specialmente per casi di depressione e degli anziani, spesso lasciati soli.
• gruppi di lavoro artigianale e/o artistico che possono produrre manufatti o opere artistiche da proporre ai fedeli all’uscita della chiesa, utilizzandone i proventi per le finalità caritative della parrocchia.
2. Cantiere. Che cosa possiamo cambiare perché gli uomini e le donne del nostro tempo si sentano a casa nelle nostre comunità?
Da alcune realtà è stato segnalato che le persone che occasionalmente si accostano alla messa o alla parrocchia, a volte si sentono estranee, invisibili, o comunque non si ritrovano nei modi della chiesa.
Devono allora trovare persone che le accolgano, a partire da due punti nodali: la segreteria parrocchiale e la messa domenicale, i punti di “frontiera” della parrocchia con il quartiere.
Devono essere aiutate a trovare Gesù nel fratello/sorella che incontrano. L’accoglienza e l’ascolto devono essere completati da una buona dose di sensibilità nei confronti del prossimo che incontriamo, specialmente dei più deboli.
Ciò che fa sentire a casa una persona, è
• l’essere considerata
• sentirsi accolto nella chiesa come tra le braccia di una madre con calore, gioia, affabilità ed assenza di giudizio.
Nell’approccio con l’altro bisogna cambiare per primi noi stessi, che partecipiamo della vita parrocchiale, iniziando con l’essere più gioiosi e ponendoci in ascolto, fermando la corsa del nostro fare quotidiano. In questo occorre trovare un equilibrio nell’essere un po’ Marta ed un po’ Maria.
• Si propone di creare un servizio di accoglienza che possa dare il benvenuto con un sorriso alle persone che entrano in chiesa. Il celebrante potrebbe fermarsi alla fine della messa a salutare le persone ed a scambiare con loro alcune parole.
• Accoglienza in particolare verso le coppie non sposate in chiesa e quelle separate, nonché alle famiglie monogenitoriali (perché è stata tolta la patria potestà a uno dei due o per vedovanza precoce, per genitori in carcere,…). Questo, in modo particolare, durante gli anni di frequenza del catechismo dell’iniziazione da parte dei figli, per poi proseguire, anche con incontri specifici, alla luce dell’insegnamento della chiesa.
• Per favorire la conoscenza tra le persone e un’esperienza di incontro con Cristo fatto carne, si suggerisce la possibilità di creare piccoli gruppi di ascolto del Vangelo nelle case, affidandoli a diaconi e laici maturi, in un cammino di corresponsabilità nell’annuncio del Vangelo.
• Invitare, durante la messa, persone diverse dalle solite a leggere le preghiere dei fedeli o a passare i cestini per l’offertorio.
3. Cantiere. Quali sono i servizi e i ministeri più apprezzati e quelli che si potrebbero promuovere nella nostra comunità cristiana?
Più apprezzati
• Uno dei servizi più apprezzati è stato quello del servizio d’ordine durante il periodo del covid. I fedeli sono venuti anche da altre parrocchie perché si sentivano più protetti che in altre parti, e accolti con attenzione.
• Altro servizio molto sentito dai gruppi ed apprezzato, è l’incontro delle persone nelle case di riposo e relativa messa periodica, la visita agli ammalati che porta il conforto dell’eucarestia. Si propone anche di visitare le famiglie con malati e le persone sole, perché queste realtà hanno bisogno in special modo di consolazione.
• la Caritas
• il medico per l’assistenza sanitaria
• la liturgia prefestiva e festiva
• la lectio divina
• il gruppo biblico
• il gruppo per coppie
Da promuovere
• Una nuova modalità di servizio d’ordine, che può essere orientata all’accoglienza dei fedeli in chiesa, mostrando cortesia, gentilezza, garbo, accoglienza. Cercando di non andare di fretta, ma fermandosi con chi ci si avvicina, per costruire relazioni.
• Servizio “preghiamo insieme” per aiutare/guidare le persone nella preghiera.
• Un servizio di ascolto specifico rivolto alle disabilità, specialmente di adulti, magari con il coinvolgimento dell’Unitalsi, di cui abbiamo alcuni esponenti in parrocchia.
• Vocazioni al lettorato, accolitato, ministri straordinari dell’eucaristia
• Si suggerisce di proporre percorsi di formazione sulla Scrittura, vista la grande importanza che ricopre l’ascolto della parola di Dio nella vita cristiana e quanto ne sia ancora scarsa la conoscenza.
• L’oratorio, come già descritto al punto 1, per i più piccoli, con corsi di arte, canto, musica, scrittura, web ecc.
• Confessionale aperto tutti i giorni negli orari post lavoro, per invitare le persone a riaccostarsi al Sacramento della Riconciliazione.
• Si propone di organizzare giornate di ritiro in parrocchia a cui tutti possono partecipare, in cui vivere momenti di formazione, momenti di preghiera e momenti di condivisione e convivialità, per essere sempre più “un cuor solo e un’anima sola” ed essere pronti e preparati all’annuncio del Vangelo.
• Catechesi settimanali o corsi di formazione per adulti su sacramenti, preghiera, brevi percorsi di catechesi di iniziazione cristiana alle persone che ne sono digiune e che si accostano alla parrocchia.
• Può essere utile anche proporre dei momenti di formazione umana, che aiutino le persone a saper meglio ascoltare e comprendere gli altri.
• Gruppi di ascolto, come già descritti al punto 1.
Altre proposte
• Mensa
• Trovalavoro
• Proiezione film di ambito cristiano 1 volta al mese
• Corso di pastorale sanitaria per chi si voglia rapportare col mondo della sofferenza
• Far conoscere la parrocchia nelle scuole, con offerta dei servizi.
• Insegnare la partecipazione attiva, come per esempio lode e ringraziamento spontaneo, come testimonianza viva della presenza del Signore tra noi.
• Canto: invitare i fedeli alla partecipazione anche mettendo i foglietti con canti della Messa ed eventuali prove 10 minuti prima per dare animazione con gioia.
• Cestino (ogni tanto) si può far portare dal bambino accompagnato dalla catechista incaricata, per incrementare il senso del servizio e anche la disponibilità a donare.
• Il canto è molto apprezzato. Maggior animazione. Educare i cantori a scegliere le letture (?) adeguate.
• Per i gruppi di giovani, ci si potrebbe collegare con gli insegnanti di religione delle scuole superiori per raccogliere i bisogni degli adolescenti e attivare relativi corsi
• Chiedere ai sacerdoti di cogliere gli aspetti sociali e psicologici sottostanti a comportamenti di chiusura o oppositivi o denigratori dei giovani; essi potrebbero diventare esempi di vita capaci di motivare il cammino lungo strade di luce e benessere.
• Gruppo di preparazione dei canti per adulti
• Incontri su varie tematiche con esperti religiosi
4. Domanda (posta direttamente dal Papa). Come fare una formazione liturgica? Col sinodo ci si è accorti che non viene svolta, che è stata lasciata indietro, a privilegio della formazione catechistica.
• Emerge la necessità di un percorso di formazione stabile a livello liturgico per “cerchi concentrici”, dal gruppo di operatori pastorali allargandosi via via a tutto il Popolo di Dio. Si organizzeranno a tal fine anche giornate comunitarie e week-end di ritiro a Morlupo.
• La formazione liturgica deve essere fatta partendo dalla messa. In alcune messe particolari si possono spiegare le varie parti della messa, i luoghi della chiesa, illustrare i segni mentre vengono compiuti, i paramenti liturgici, la gestualità del sacerdote durante la messa, …
• Formazione liturgica per i ministranti.
• Nella liturgia è spesso ignorata l’importanza della sacralità nel ricevere l’Eucarestia.
Altre proposte
• Catechizzando.
• Raccontare la vita di Cristo ai bambini, tramite un giornaletto a fumetti, creato dai più grandi (magari anche con l’aiuto dei genitori), per essere letto dai Cristiani del domani.
NOTE FINALI
Le idee espresse dai vari gruppi sono molteplici e variegate.
C’è senz’altro concordanza tra molte idee comuni ed immediatamente realizzabili con le nostre forze. Ve ne sono altre, indubbiamente valide, che necessitano di essere verificate sia nella reale necessità, sia riguardo l’opportunità di essere rese operative in un contesto parrocchiale, per non risultare uno “spreco di forze”.
Il Signore Gesù ci aiuti a discernere tra tutte le proposte pervenute, quelle che saranno più adatte a far sì che la Parrocchia sia sempre più vicina a tutto il quartiere, divenendone sempre più uno dei punti in cui sentirsi accolti, ascoltati, dove avere dei punti di riferimento stabili, dove potersi sentire “a casa”, riferimento spirituale e sociale del quartiere, che non offre, ad oggi, alcun polo di aggregazione.
Roma, 05/12/2022

7 Novembre 2022
La riunione del CPP inizia alle ore 21.
Sono presenti il parroco, il viceparroco, il diacono e 15 rappresentanti di gruppi e movimenti presenti in parrocchia.
L’ordine del giorno odierno viene principalmente dal cammino sinodale indicato dalla Diocesi di Roma. Il relativo sussidio da scaricare si intitola “Il primo servizio è l’ascolto” e si può reperire sul sito web del vicariato https://www.diocesidiroma.it/camminosinodale/index.php/documenti-cammino-sinodale-22-23/#
Punto 1. Situazione in parrocchia.
Nel periodo del post-covid molta gente ha capito che si può stare senza Dio. Pur senza avere paura del contagio, si è perso circa il 25% delle persone che frequentavano la messa prima del covid. Dopo il covid si sta verificando una rinascita ed un riavvicinamento delle persone, specialmente nei gruppi non strutturati. La parrocchia è pastoralmente viva, composta da gruppi parrocchiali e gruppi con leadership esterna (movimenti).
Uno dei problemi rilevati è quello di molte richieste di ricevere solo i sacramenti per sé o per i figli, ma senza un coinvolgimento con la parrocchia. Altro problema, in generale più esteso nel resto d’Italia, è che ci sono pochi preti. La tendenza romana è invece quella di avere molti sacerdoti stranieri studenti, che compensano temporaneamente la mancanza di vocazioni sacerdotali autoctone.
La parrocchia è formata in prevalenza da gruppi di coppie che vivono nel territorio. Queste generano una richiesta di circa 250 iscritti alle comunioni e di 110 iscritti alle cresime; i campi estivi adulti e giovani sono stati molto fertili.
È un momento parrocchiale molto bello e fruttuoso, se lo facciamo fruttare.
Si avverte in parrocchia una prima crisi, di tipoeconomico/energetica. Il parroco esorta i gruppi a fare grande attenzione e buonsenso per limitare gli sprechi, principalmente per amore della parrocchia, che deve essere sentita sempre più come casa comune. L’amore passa anche per i piccoli gesti quotidiani.
La raccolta di offerte domenicali e diminuita sino a850€/settimana.
Per superare il momento di crisi, occorre vedere quello che non va bene in parrocchia e cambiarlo, anche a livello di rapporti tra i gruppi, al loro interno. Tenere ciò che non va, è inutile e fa sprecare energie pastorali.
Punto 2. Ministeri e catecumeni.
Si dà conto delle vocazioni adulte presenti in parrocchia e del loro cammino verso l’istituzione ministeriale. Il parroco auspica che vi siano più vocazioni, anche dal lato dei lettori e degli accoliti.
Punto 3. Il primo servizio è l’ascolto.
Il cardinale, nella relazione al cammino sinodale, si è soffermato sulla letizia. Viene data lettura della scheda di riflessione, che sarà condivisa nei gruppi.
Le linea da seguire quest’anno sarà basata su Lectio tratte dagliAtti degli Apostoli, per darci il senso di Chiesa in missione. Il tempo di riflessione è fino al Giubileo del 2025.
L’immagine proposta è quella dei cantieri: sono sia votati alla costruzione o al restauro, a seconda delle diverse competenze. Il Parroco raccomanda di non avere fretta nel fare, ma di porre l’attenzione sull’apertura dei processi.
Primo cantiere
Verso quale cantiere? Quali mondi rimangono inascoltati?
Secondo cantiere
Casa. La parrocchia deve far sentire a casa. Gli operatori pastorali non devono vivere le proprie attività che intraprenderanno con l’affanno di Marta, e questo affanno non deve generare a sua volta affanno nei gruppi, nella preparazione della sala, delle celebrazioni, … c’è necessità di uscire da quest’affanno.
La chiesa esiste per l’annuncio del Regno di Dio, non per sé stessa. Stiamo qui per un servizio missionario, non per chiuderci nel nostro comodo recinto. I laici sono corresponsabili del presbiterio. Il parroco a breve rilancerà il ruolo del CPP e rinnoverà gli incarichi del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, che diventerà il governo tecnico della parrocchia. Siauspica che siano luoghi di autentico discernimento comunitario.
Domanda: simpatia dell’attrazione della Chiesa, che funziona così e non per proselitismo. Se non funzioniamo così, non si sente amata.
Il testo dice che i sacerdoti dissipano energie in ciò che non funziona più. C’è bisogno di essere attivi.
Terzo cantiere.
Educazione e formazione. Formazione ministeriale e incremento di quelle mancanti. Quali sono i servizi e ministeri più apprezzati?
Domande per i membri e, nel prossimo mese, da sottoporre alla riflessione dei gruppi:
1: Verso quali ambienti vitali possiamo allargare il raggio di azione del nostro ascolto?
2: Che cosa possiamo cambiare perché gli uomini e le donne del nostro tempo si sentano a casa nelle nostre comunità?
3:Quali sono i servizi e i ministeri più apprezzati e quelli che si potrebbero promuovere nella nostra comunità cristiana?
4 (posta direttamente dal Papa): Come fare una formazione liturgica? Col sinodo ci si è accorti che non viene svolta, che è stata lasciata indietro, a privilegio della formazione catechistica.
I membri del CPP hanno, di seguito, dato le seguenti risposte:
Domanda 1
• assegniamo a noi stessi il compito di evangelizzare il quartiere e gli spazi vitali dove “non vogliamo andare”, nei posti più scomodi.
• Si può evangelizzare anche nell’Area cani di un parco giochi, anche solo con la propria testimonianza.
• Si può aiutare gli altri a pregare, che casualmente entrano in chiesa e non ne sono capaci.
• Si potrebbe dividere la parrocchia in zone e fare le benedizioni per zone, organizzando poi dei centri d’ascoltonelle case, seguiti da catechisti o operatori pastorali, con messa periodica nella zona.
• Uno degli ambienti, per esteso, è sicuramente quello delle famiglie dei comunicandi-cresimandi, definito come un “Villaggio che arriva dentro la parrocchia”. Dall’esperienza dei colloqui coi genitori, si conoscono le situazioni più disparate, da quelle ormai consolidate a quelle relativamente nuove, ed inizia la fase di accoglienza, da migliorare per non far abbandonare la parrocchia dopo aver ricevuto il sacramento. Per assistere le famiglie sicuramente i catechisti non possono limitarsi all’ora di catechismo, ma devono essere aiutati a capire e riscoprire che dietro la chiamata-vocazione c’è anche il prendersi cura delle situazioni di difficoltà, per cui l’altro si aspetta un aiuto. Questo non è compito solo del clero, ma soprattutto dei laici, chiamati alla corresponsabilità nella vita parrocchiale. Idea di coinvolgere i genitori per i servizi liturgici, in modo che sentano anche la corresponsabilità della liturgia.
• Sempre sulle famiglie. La cura di cui hanno bisogno è impressionante. Moltissime già bussano per altre cose; se abbiamo l’astuzia pastorale di passare dall’idea di preparazione dei sacramenti al dopo sacramenti, dopo essere stato accolti, seguiti ed incoraggiati, troveremo un terreno fertile.
• Altro cantiere è l’accompagnamento al lutto e funerali dei fedeli che vivono questa situazione per un familiare. Sono meno visibili, perché vissuti privatamente, però bussano alla parrocchia in un momento difficile della fede. Il funerale parla direttamente a noi e mette in discussione la nostra vita.Una comunità che accompagna nella fede queste persone deve essere in grado di testimoniare la risurrezione, che è il cuore del messaggio evangelico.
Domanda 2
• Le persone non si ritrovano nei modi della chiesa. Si sentono estranee, invisibili. Devono trovare nella chiesa persone che li accolgano e vivano modi più gioiosi di essere comunità.
Domanda 3
• Uno dei servizi più apprezzati è stato quello del servizio d’ordine durante il periodo del covid. I fedeli sono venuti anche da altre parrocchie perché si sentivano più protetti che in altre parti, e accolti con attenzione.
• Una proposta è stata quella di fare una nuova modalità di servizio d’ordine, più orientato all’accoglienza dei fedeli in chiesa, mostrando cortesia, gentilezza, garbo, accoglienza. Cercare di non andare sempre di fretta.
Domanda 4
• Emerge la necessità di un percorso di formazione stabile a livello liturgico per “cerchi concentrici”, dal gruppo di operatori pastorali allargandosi via via a tutto il Popolo di Dio. Si organizzeranno a tal fine anche giornate comunitarie e week-end di ritiro a Morlupo.
Sono durante la discussione emersi diversi filoni di riflessioni; l’accento è stato posto principalmente sui temi dell’accoglienza alla messa, l’attenzione ai funerali, la riscoperta della formazione liturgica.
Le stesse domande a cui i membri del CPP hanno risposto, saranno riproposte nei nostri gruppi di appartenenza. Durante questo incontro si chiede di essere in grado onestamente di dirci cosa non funziona più e quale atteggiamento occorre eliminare.
Le risposte alle domande saranno inviate dai rappresentanti dei gruppi alla mail del parroco step.bianchini@gmail.com, non oltre il 27/11/2022, per dar modo al parroco di preparare una sintesi da proporre nel prossimo CPP del 05/12/22.
Ogni domenica i ragazzi dei gruppi di comunioni e cresime, oltre al turno di preparazione liturgica, porteranno ciascunol’equivalente di un pasto completo per una persona, in cibo non deteriorabile. Questo per aiutare la Caritas parrocchiale, che non riesce più ad attingere alle riserve del banco alimentare.
Il CPP viene quindi aggiornato al 05/12/22 alle ore 21, con la partecipazione del Vescovo don Dario Gervasi.
Il CPP termina i propri lavori alle ore 22,30 circa.
Roma, 07/11/2022